Photo by Laura Mitulla on Unsplash

Con la curiosità di una bambina

la rassegnazione di un vedovo

la forza di un ventenne

le lacrime di un padre

prima di firmare il divorzio

lo smarrimento di un profugo

i sussulti di Kafka per Milena

mi aggiro per la vita

che mi riempie e svuota insieme

e io resto contenitore.


Photo by Marie Rouilly on Unsplash

Altre palpitazioni

a non fermare il flusso

di una vita senza direzione

e senza attaccamento.

Le ho sempre lasciate

esplodere e morire dentro

fra le fibre dei cardigan

e i viaggi in A4 (MI-BS-MI).

M’illumino di vite possibili

e di urbanistica

che mi colpiscono con un

peso sulle spalle

meraviglioso e insopportabile

e parlandomi di possibilità

fanno risuonare desideri

prima sconosciuti.

Bocca riempita di lingua (bacio o solo riempimento),

testa con nuovi pensieri

che al mio interno

aumentano insonnia

e voglia di un antidoto.

É facile solo in teoria fluttuare così;

ogni sussulto apre

un varco nello sterno,

una via di haussmaniane geometrie (TO)

con lunghezze da percorrere

e la paura di non avere altre vie, dopo

o quella di non avere un posto dove fermarsi

lungo la strada su cui si é già.


Photo by Luca Bravo on Unsplash

Why a philosophical investigation on architecture matters

When looking at buildings in a city or when entering a building it is impossible not to realise that architecture is all around us and that it is significantly different from all the other products of human activity. In fact, the uniqueness of architecture lays in its capacity of combining antithetic elements: theory and practice, beauty and utility, form and function. …


Photo by Michele Purin on Unsplash

Nasce lentamente dal buio,

ultime gocce torrenziali

penetrano nelle cortecce stanche.

Qui, dal confine del bosco,

nuovo un mattino si sussurra

e la vita vi si adagia

con morbidi scricchiolii fra i legni.

Un’alba di toni in bemolle

sui muschi teneri e sazi di pioggia.

La sinfonia si alza al cielo

dove insieme gli estranei rami

formano un saldo intreccio;

qui non più gli abeti hanno un nome

che non sia il bosco intero.


Photo by Ales Krivec on Unsplash

Sono due

e sono mille

cose insieme.

Non che mi importi

avere un solo nome

più del sole tiepido

in una mattina

ai piedi delle Dolomiti rosa

mentre siedo fra la calma

e l’abbraccio degli affetti.

Solo vorrei essere

una cosa sola

tutte le volte

in cui so

che se lo fossi

potrei fare contento qualcuno

da qualche parte

per un istante

o per l’eternità.


Photo by Nathan Anderson on Unsplash

L’auto ha mormorato

lentamente

fino alla curva.

Poi, e’ sparita.

Io ho osservato la vita

confusamente muoversi

come un faro che stremato

si spegne

dietro la tua curva.

Abbandono le forze,

la schiena contro il muro.

La ruvidità

della pietra

alza la maglia

mentre mi spingo verso il basso

e sento scivolare

fra il sudore

le piccole abrasioni.

Poi il fondo e

siedo sui ciottoli

grigi di rotondità.

Solo posso lasciare la solitudine

espandersi in ogni direzione,

e depositarsi sulla mia pelle ferita

in questa notte

mentre stendo in avanti

le gambe doloranti

che più non mi sorreggono.


Cambridge, 18 luglio 2014

Photo by Craig Whitehead on Unsplash

Nostalgia

di una grandezza

mai

posseduta.


Photo by Paweł Czerwiński on Unsplash

Estirpo lacrime

da una sensibilità

cementata

con voci d’altra bocca

a nascondere

giornaliere voragini.

Se la chimica,

se le scansioni,

uccidono

il dovuto atto gentile

con slanci retrogradi

cosa di me parlerà

del grande motivo?


Photo by Cristian Newman on Unsplash

Siedi, calmo

le braccia davanti a te

introducono mani dischiuse.

La camicia ha la sua piega

mentre le guance

rotondeggiano un soffio

e l’innocenza si struttura

sulle tempie a formare

le tue strade passate.

Giaci, morbido

il capo sul mio corpo,

i capelli in onde accolte

da un fondale cavo

e l’esperienza in rivoli

si muove verso

un infinito presente

e vi resta, in equilibrio.

Francesca Bettari

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